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Waterloo è a nord di Roma!

Come si temeva, alla fine il Cavaliere nero è tornato. Con la sua corte di vecchi figuranti della politica e di personaggi dal passato e, più ancora, dal presente quantomeno ambiguo.

In democrazia, le scelte degli elettori vanno sempre rispettate, così come deve essere rispettata la nostra delusione. Emblematica la vignetta di ElleKappa su Repubblica dopo l’esito delle urne: “Berlusconi dice che ci aspettano anni difficili”. E l’altro: “Sicuramente 5”. Cinque anni di Berlusconi (con i debiti scongiuri) metteranno a dura prova la nostra capacità di fare politica. Per recuperare un elettorato che al Nord (dove si è davvero persa la partita) ha votato compatto Lega. Non Berlusconi ma Bossi è, infatti, il vero artefice della vittoria del PdL. Sette punti di percentuale su scala nazionale, per un partito che esiste soltanto al Nord, significano punte del 25/30 % di elettorato che in Piemonte, Lombardia e Veneto ha votato per il Carroccio, roba da vecchia Democrazia Cristiana. Se non si parte da qui (sempre che madre natura o qualche magistrato coraggioso non ci diano una mano) rischiamo di tenerci Berlusconi a vita.

Sarà imperativo modulare il messaggio politico tenendo bene a mente che al Nord non valgono le stesse promesse elettorali pensate per il resto d’Italia. Bisogna intercettare le ‘diversità’, i bisogni ‘altri’ di quella gente, blindata nel chiuso di timori e incertezze che da Roma non si possono del tutto capire. Non a caso il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, commentando la Waterloo democratica al nord, ha buttato lì come ipotesi estrema (ma poi mica tanto) che la sede nazionale del PD si dovrebbe trasferire a Milano, così quando il politico ‘democratico’ va  a prendere il caffè o a comprare il giornale ascolta gli umori di quella gente e si fa un’idea certamente più vera che leggendo qualche dotta analisi sociologica.

Tutto questo per dire, alla fine, che bisogna tornare a fare politica sul territorio. Non con il pullman che passa, fa una fermata, e riparte. Ma mettendo da subito radici, perché in 5 anni l’albero cresca e possa dare i frutti sperati.

Francesca Damiani             

Pubblicato il 20/4/2008 alle 16.23 nella rubrica Diario.

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